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La Cultura

Benetutti, piccolo paese della Sardegna ai confini della provincia di Sassari, sorge alle pendici dell'altopiano del Goceano e il suo territorio degrada fino all'alta valle del fiume Tirso. La presenza delle fonti termali e la ricchezza di beni storici e archeologici collocano il paese in un contesto di grande interesse turistico e culturale.

Strettamente legato alle tradizioni, Benetutti preserva ancora la produzione artigianale del pane e dei dolci tipici a cui si aggiunge la produzione del vino di ottima qualità. Le tipiche lavorazioni artigiane come la tessitura, la realizzazione di oggetti artistici in ferro battuto e la lavorazione della pietra, coniugano tradizione e modernità. Alle numerosissime testimonianze della presenza di insediamenti umani sin dal periodo Neolitico si affiancano i siti archeologici di epoca romana. Gli edifici religiosi, numerosi nel territorio comunale, testimoniano la profonda devozione della popolazione che viene confermata dai riti delle festività religiose e dalle diverse feste e sagre che ancora oggi scandiscono la vita della comunità.

Il Territorio

Un paesaggio dalle geometrie addolcite, contornato in lontananza dalle catene montuose del Goceano, che si ergono a protezione dell'estesa vallata su cui si estende il paese di Benetutti. Il fiume Tirso e il Rio Minore ne attraversano il territorio, arricchito da acque salutari, la cui presenza ha dato notorietà al paese sin dall'antichità.

 

La vegetazione
Nel territorio di benetutti si possono incontrare boschi di tasso, roverella, agrifoglio, aceri e pini larici, mentre ai piedi delle foreste non è raro trovare la macchia mediterranea con il mirto, il lentisco, il biancospino, la ginestra, la rosa selvatica, il rovo, l'asfodelo e il cardo selvatico.
Negli spazi aperti abbondano molte specie selvatiche, come la malva arborea, in sardo "navra", l'euforbia "sa lua", la cicuta "s'uddureddu", la lavanda selvatica "s'archimissu", l'artemisia "s'assensu" e il sedano d'acqua "su jujuru".

La fauna
Fino a 150 anni fa l'intera zona costituiva un'importante oasi faunistica, con la presenza di cervi, daini, cinghiali, volpi, lepri e martore. Le diverse specie trovavano l'habitat ideale nei pendii della catena montuosa del Goceano, e le vaste foreste fornivano cibo sufficiente. Intorno agli anni trenta del secolo scorso la caccia indiscriminata causò la scomparsa degli ultimi daini e dei cervi, il cui ricordo rimane nei toponimi come "Messencherva", località nel territorio comunale. Delle numerose specie selvatiche diffusissimo è oggi il cinghiale, così pure il riccio e la volpe, inoltre sopravvivono bene anche la martora e il gatto selvatico. Nelle campagne del paese vi è la presenza di numerose specie di volatili. Una complessa avifauna tra cui si annoverano il picchio rosso, l'upupa, il verdone, la quaglia, il fringuello, ma anche il coloratissimo cardellino, lo scricciolo, la nottambula civetta e numerosi rapaci: sparvieri, astori, falchi, gheppi e poiane. Nel sottobosco trovano sostentamento le pernici e le beccacce e non mancano anche le tortore. Lungo il Tirso sono molto comuni la gallinella d'acqua e il germano reale.
Chiese e Monumenti
Segno di grande devozione, le chiese sono presenti numerose nel territorio di Benetutti, solitamente edificate in punti ben visibili ed elevati.
Tra queste spicca la chiesa parrocchiale dedicata a Sant'Elena Imperatrice, la cui costruzione risale, secondo i più antichi documenti, al 1618, anche se la struttura denota un'edificazione effettuata in tre tempi, la più antica delle quali risalirebbe al 1400. Del 1670 è, invece, il bel campanile, la cui cupola raggiunge i 25 metri. All'interno si conservano in buono stato quattro quadri riferiti al Maestro di Ozieri, unico pittore sardo del cinquecento conosciuto anche in ambito nazionale ed estero, sicuramente appartenente alla scuola michelangiolesca. Le tele sono conosciute come "il retablo di Sant'Elena", rappresentanti rispettivamente la crocifissione, il ritrovamento della vera croce, la prova della vera croce e Sant'Elena.
Tra le statue lignee di notevole valore artistico, presenti nella Chiesa parrocchiale, non si può non citare quella di S. Michele, rappresentato mentre calpesta il demonio.
Risalente agli inizi del 1600 è la chiesa di S. Croce, sede della confraternita omonima.
Da visitare sono anche le Chiese di S. Timoteo e S. Rosalia.
Interessante la chiesa di S. Salvatore, nella parte più antica del paese, il cui stile mostra un'asimmetria del tutto particolare. Due le chiese campestri: Beata Vergine di Boloe e Santa Barbara. Degna di nota la chiesa campestre di S. Saturnino, dell'XI secolo, poggiante su un preesistente nuraghe, da sempre sotto la giurisdizione ecclesiastica del parroco di Benetutti, anche se attualmente il territorio su cui poggia la chiesa appartiene.

La Storia

La testimonianza delle antiche origini di Benetutti è riportata dai diversi siti di interesse archeologico.
Il territorio conserva ancora in buono stato numerosi resti risalenti alla preistoria. In particolare la Tomba di Monte Maone consente di far risalire la presenza umana nel territorio comunale almeno al terzo millennio a.C.
Si possono osservare in gran numero tutte le tipologie dei monumenti presenti in Sardegna: domus de Janas, dolmen, menhir, tombe dei giganti e nuraghi. Le sepolture ipogeiche sono spesso scavate entro dei massi isolati, per lo più accessibili mediante un padiglione o un dromus, o aprentesi sul piano di un basamento roccioso. Da visitare le domus di Montrigu Lolloe, ricavata da un enorme masso di forma ovoidale con una fossetta sulla sommità; Molimentos, scavata in una roccia monolitica nelle vicinanze di un ruscello d'acqua; Mandra e'Giosso, la sola in Sardegna a due piani; infine, Luzzanas, conosciuta soprattutto per la presenza di un graffito a "spirale"  unico in Sardegna e simile a molti altri presenti in diverse culture arcaiche del nostro mondo. Particolare il Dolmen di Monte Maone, attribuito alla cultura di S.Michele, un esempio di ibrido tra due diversi sistemi di sepoltura: ipogeico e megalitico; nelle vicinanze si trova la tomba dei giganti omonima, purtroppo quasi totalmente distrutta. Di forma fallica, il menhir di Monte Mannu, orientato a est, forse a simboleggiare la forza vitale del principio solare. Nel territorio permangono i resti di numerosi nuraghi, tra cui il nuraghe S'Aspru, uno dei più grandi del Goceano, il nuraghe Sisine con l'annesso villaggio che dominava tutta la vallata, il nuraghe Puddighinu, la cui rampa si svolge a 360° e il sito Carvoneddu.
Durante la dominazione romana, i conquistatori stanziarono in maniera costante in questa zona, grazie alla presenza delle sorgenti termali di San Saturnino. I romani sfruttando quelle che definivano "Aquae Lesitanae" diedero vita ad una frequentata stazione termale. La testimonianza è riportata da Claudio Tolomeo, celebre astronomo, matematico, geografo e fisico, vissuto nel secondo secolo, che nel libro "Introduzione Geografica" decanta le "Aquae Lesitanae".

Il dottor Martino Carillo, canonico della Chiesa Metropolitana di Saragozza, nel relazionare al suo Re Don Filippo, nel 1611 dice:
"[…] Vi sono nel regno molti bagni d'acqua calda e temperata, e particolarmente nel Goceano, ove si vedono le inscrizioni su pietre dei mali che dette acque curano. Si vedono ancora diverse costruzioni dell'epoca romana, dai Romani costruite, perché amanti di detti bagni. Queste costruzioni, per l'incuria dei locali, sono ora in rovina. Gli antichi scrittori fanno gran menzione di detti bagni. Solino Giulio (cap. 10) dice che vi erano fonti e bagni che sanavano ogni sorta di mali, saldavano le ossa rotte e curavano dal veleno e dalle infermità degli occhi. […]"

Sulla cima del colle dove stanno i bagni, sopra i resti di una precedente costruzione nuragica, sorge la chiesetta di S. Saturnino. Il tempietto è antichissimo, forse uno dei primi costruiti in Sardegna dai Pisani. Non si conosce l'anno preciso della sua costruzione. Di esso esiste solo un atto di donazione, fatto nel 1164 dal Vescovo Atone de Castra. Con questo atto la chiesa con una forte rendita passava ai Camaldolesi, che durante il Medioevo presero possesso del territorio.
Durante il periodo giudicale, il Goceano faceva parte del Giudicato del Logudoro e vi erano incluse le Curatorie di Anela e di Gociani: questa seconda aveva per capoluogo la villa di Bortiocoro (presso Burgos ed Esporlatu), in seguito distrutta. Considerata come una regione ricca, per le sue foreste e gli armenti, il controllo del territorio era oggetto di frequenti contese fra i Giudici logudoresi e arborensi, i quali, pur appartenendo ad unica schiatta, non esitavano ad impugnare le armi l'uno contro l'altro per accrescere i rispettivi territori.
La dominazione aragonese produsse su Benetutti l'effetto che generò in gran parte dei villaggi dell'Isola: insieme a carestie e pestilenze, provocò un forte spopolamento. Quando i Piemontesi (1720) si insediarono in Sardegna si trovarono ad affrontare una difficile situazione, soprattutto a causa del banditismo che rendeva quasi impossibile il pieno controllo del territorio.

Fonti:
Comune di Benetutti - Biblioteca Multimediale
Storia del Goceano dal 1600 al 1900 di A. Murineddu
Il Goceano - di A. Satta-Branca -P.Brandis -F. Giordo

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